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Albanesi scrivono al capo dello stato Giorgio Napolitano


Caro presidente!
Siamo due sorelle, che viviamo da molti anni in Italia insieme con la nostra famiglia. In questa lettera LE vogliamo raccontare la nostra storia o meglio “la tragedia della nostra famiglia. Verso la fine di giugno nell’ asil...o del nostro fratello durante una feste, mentre i bambini si raccontavano gli scherzi che facevano con i genitori, anche il nostro fratello ha raccontato uno scherzo, che subito dopo è stato provocato dalle maestre con un cucchiaio. Dopo questa provocazione hanno denunciato nostro padre con la grave accusa di pedofilia, senza prima chiarire con i nostri genitori lo scherzo che aveva raccontato nostro fratello. Con questa denuncia sono state installate in casa nostra due microspie con audio e filmati, una in camera dei nostri genitori dentro la t.v. ed una nel bagno sotto la doccia, che riprendeva tutto il bagno. Non eravamo controllati solo dentro casa, ma anche fuori con una telecamera di fronte al palazzo. Dopo une mese di indagini, il 03 agosto, un giorno come tanti altri il nostro padre, si era alzato alle quattro del mattino per andare al lavoro. Finito il lavoro, mentre scendeva dall’ auto del datore di lavoro, viene subito arrestato , come se non gli bastasse la stanchezza della giornata in mezzo a tutto quel caldo e senza aver mangiato. E’ da quattro mesi e mezzo, che nostro padre si trova in carcere per tre sequenze di un totale di 20 secondi , che ha coccolato suo figlio ; in queste riprese è stato tolto volutamente l’ audio.
Una grande vergogna signor Presidente, pensare di essere viste un mese intero dalle telecamere, soprattutto in bagno ; cosa possiamo dire?! Noi due che ci hanno visto della nostra vita privata?! Questa è una ingiustizia; condannare un padre per aver mostrato affetto al proprio figlio. Noi conosciamo meglio di tutti il nostro padre, un padre che ha sacrificato tutta la sua vita a farci crescere nel migliore dei modi senza mai farci mancare niente. Se nostro padre non fosse stato un bravo padre, saremmo state noi le prime a denunciarlo.
Dal 03 agosto non vediamo nostro papa’ ; non sappiamo piu’ sorridere, ma piangiamo circondate dal dolore, con la speranza che aprendo la porta di casa rivediamo nostro padre che ci riporti felicita’ di nuovo nei nostri cuori. Perché non si è felici mettersi a tavola con le lacrime agli occhi e vedere quella sedia vuota e spiegare al nostro fratello, ad un bambino cosi’ piccolo per dove si trovi suo padre; chiede sempre, ogni secondo che passa , dove si trova, perche’ non torna a casa, gli telefona, ma il cellulare risulta spento, aspetta di festeggiare il natale con lui, che gli manca molto,dorme con la sua maglia e la sua foto, noi gli abbiamo detto che è al lavoro, ma che lavora molto lontano. Come se il dolore non bastasse, ci obbligano a parlare con i psicologi, ma noi non abbiamo bisogno di psicologi, ma del nostro caro papa’. Non riusciamo a capire come possa confrontarsi un bambino di soli quattro anni davanti ad un giudice. E’ da quattro mesi e mezzo che cerchiamo giustizia, ma giustizia non cè. Soprattutto quando anche il Tribunale di Riesame di Bologna ha annullato i filmati come illegittimi. Perche’ signor Presidente, nostro padre resta ancora in carcere?! Ogni giorno che passa la signora Maria Rita Pantani inventa cose assurde, per quale motivo?! Per sotterrare una famiglia distrutta, perche’ è questa che vuole. Ma noi non ci fermeremo e daremo la vita per nostro padre. Scrivendo a Lei questa lettera signor Presidente,
CHIEDIAMO LA SCARCERAZIONE IMMEDIATA, PERCHE’ NOSTRO PADRE E’ INNOCENTE, CI MANCA TANTO ; LE FESTE SI STANNO AVVICINANDO E NOI VORREMMO FESTEGGIARE CON LUI COME TUTTE LE ALTRE FAMIGLIE CON UNA GRANDE FELICITA’ CHE E’ QUELLA CHE CI MANCA. LA FIDUCIA E LA SPERANZA E’ RIMASTA SOLO IN LEI, PERCHE’ NON VEDIAMO NOSTRO PADRE DA PIU’ DI QUATTRO MESI.
Speriamo in una risposta il piu’ presto possibile da parte SUA per giustizia ad una famiglia ed una verita’ che fin ora sono state nascoste. Speriamo, che questa lettera finisca nelle SUE mani. Con grande rispetto.
Cordiali saluti dalle sorelle : PAVLINA (17 anni) e REDIONA (15 anni) . Reggio Emilia, 17.12.2010.


la lettera si trova pubblicata anche su http://www.facebook.com/profile.php?id=100000671466014

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