giovedì 26 marzo 2009

Albanesi in Italia: il mimetismo

Albanesi in Italia: il mimetismo

di
Paola Musarra



Prendo le mosse da una recensione di Rando Devole apparsa in lingua albanese e in forma ridotta sul Bota Shqiptare, il quindicinale degli Albanesi in Italia, del 6-19 novembre (pp.2-3) e in versione più ampia sul sito Migranews.

Il libro recensito è Farsi passare per Italiani. Strategie di mimetismo sociale (Carocci 2004) del sociologo Vincenzo Romania.

L'Autore traccia una tipologia di quegli Albanesi immigrati che si fingono italiani in determinati contesti: in presenza di autorità, nei luoghi pubblici, nella gestione del tempo libero, nelle relazioni di genere..., ricorrendo a pratiche di mimetismo sociale.

Durante l'immigrazione clandestina gli Albanesi mettevano in atto pratiche di occultamento e camuffamento, che pur essendo di grande carica emotiva, non richiedevano una grande preparazione. Il mimetismo invece, sfruttando la somiglianza fisica con i locali, richiede tecniche più raffinate e determinate competenze.


Ma quando è nato il mimetismo degli Albanesi? La risposta è semplice: quando, nutriti dai mass media, gli stereotipi negativi hanno cominciato ad imporsi. Una questione di sopravvivenza: come assicurarsi una casa, un lavoro, una ragazza carina? Facendosi passare per Italiani.

Sentiamo Rando Devole:
"Gli Albanesi in Italia vissero gli anni Novanta sotto un 'coprifuoco mediatico'. La figura dell'Albanese, mediaticamente 'monopolizzata' da prostitute, criminali, ladri, trafficanti, mendicanti, fannulloni, ecc., fece sì che l'Albanese buono, quello normale, quello della maggioranza, praticasse le note tattiche del mimetismo."

E' dunque l'Albanese "buono" quello che si mimetizza... e fa le spese di questa cancellazione forzata della propria identità.

Certo, a volte può essere anche un gioco, un divertimento, una specie di "palestra per acrobazie identitarie", afferma Rando Devole, ma i pericoli rimangono:
"L'impossibilità di esprimere se stessi, il camuffamento dell'identità di gruppo, l'interiorizzazione dei pregiudizi sulla propria nazionalità, i complessi di inferiorità vecchi e nuovi, la finzione continua, il crollo dell'autostima, portano prima o poi a disagi reali, all'assorbimento di valori negativi, alla preferenza di strade sospette di integrazione, a rivalità e rivalse a base di frustrazioni."

Il fenomeno è molto più diffuso di quanto si possa immaginare e riguarda soprattutto gli uomini.
E le donne?

Le donne devono subire le avances e le battute a doppio senso dei datori di lavoro, o l'umiliazione dell'odioso "complimento": "Ma lo sai che non sembri per niente Albanese?". Come reagiscono? Quale "visibilità" desiderano? Ne parleremo prossimamente su MeDea, partendo da un altro articolo di Rando Devole e da una provocazione di Francesca Niccolai sul Bota.

Mentre concludo queste brevi note ripenso ad un'occasione in cui nessun Albanese ha dovuto camuffarsi o mimetizzarsi: uno spettacolo esplosivo di musica popolare, danze tradizionali, canto ed allegria, organizzato dall'associazione Iliria al teatro Orione di Roma per la Festa Nazionale degli Albanesi.


Non era la prima volta (ricordate?) che mi lasciavo contagiare dall'entusiasmo di questi giovani, forse gli stessi che in altri contesti si inventano nomi italiani o rispondono al telefono in italiano "per non incrociare gli sguardi provinciali di chi si spaventa per una consonante gutturale in più"...

Ma quella mattina erano tutti lì, nella loro felice albanesità, avvolti nelle bandiere rosse con l'aquila nera, a ballare e cantare con Altin Shira, in una foresta di videofonini incandescenti.


E quando dopo lo spettacolo mi sono fatta largo tra i ragazzi nel foyer per comprare un disco, ho sentito alle mie spalle una voce sommessa, sconcertata e quasi incredula: "Alla signora piacciono le nostre canzoni".

fonte : http://medea.provincia.venezia.it/albanova/mim/pmmimet.htm


Leggere questo articolo(di diversi anni fa) fa pensare che gli albanesi sono molto simili agli italiani e a volte sono gli italiani stessi a non vedere la differenza, insomma è un mimetismo non cercato. voi che ne dite ?

Nessun commento:

Posta un commento