domenica 5 febbraio 2012

Grecia, il dramma della crisi: disoccupazione, giovani in fuga, suicidi

Gli ispettori della troika sono sbarcati ad Atene e il premier Papademos farà di tutto per convincerli: ma intanto come sta reagendo il Paese ad una crisi sempre più opprimente? Disoccupazione giovanile al 30%, fuga dei cervelli e autolesionismo: il declino sempre più inesorabile di una gloriosa nazione








C’era una volta la Magna Grecia, culla della cultura, della democrazia e della scienza. Nel terzo millennio, il Paese ellenico vive sempre di più sulle macerie di quel glorioso e lontano passato, attanagliata da una crisi che mortifica i lavoratori, fa scappare i giovani e, in molti casi, porta addirittura le persone a togliersi la vita.

Per la Grecia sembra persino finito il tempo delle violente rivolte che negli ultimi mesi hanno incendiato la vita sociale del Paese, lasciando ora spazio alla rassegnazione. Lo scorso novembre il governo è caduto, sostituito, un po’ alla Monti-maniera, da un esecutivo tecnico guidato da Lucas Papademos, ex vice direttore della Bce. Figura autorevole e affidabile, così come il citato collega italiano, ma di miracoli non riesce a farne neanche lui. Tanto che lo stesso premier ha dichiarato, poche settimane fa: “Se non convinceremo gli ispettori della Troika a darci gli aiuti, entro marzo sarà default”.

Eccoli, i famosi ispettori. Sbarcati ieri ad Atene per mettere ulteriormente sotto pressione una nazione già allo stremo. La ricetta Papademos è chiara: ridurre i costi del lavoro e abbassare la soglia del salario minimo, come suggerito a dicembre dall’Fmi in cambio, appunto, degli aiuti.

Gli stipendi dei funzionari pubblici sono già stati ridotti, ora nel mirino è finito il settore privato. Dal 2000, i costi salariali per le aziende greche sono cresciuti del 35%, ben oltre il 19% della media dell’eurozona e quasi dieci volte tanto quello della parsimoniosa e oculata Germania (4%). Vacche grasse gestite male, e che adesso dovranno per forza subire una dieta ferrea e immediata: taglio dei salari, o, come preferito dai sindacati, piuttosto riduzione delle tasse a carico del datore di lavoro. In ogni caso, così come nel settore pubblico, è in arrivo l’abolizione di 13esima e 14esima. Il progetto è: pagare meno e rendere il lavoro più flessibile, evitando così tutte le soppressioni di impieghi che hanno portato la disoccupazione a raggiungere nel settembre 2011 il 19%, quattro punti in più rispetto all’anno precedente.

Ma i giovani ci credono poco - la disoccupazione giovanile è infatti oltre al 30% - e preferiscono la fuga all’estero.  Nelle statistiche ufficiali questo fenomeno non risulta (secondi dati dell’Ocse, l’emigrazione non è aumentata), ma gli indizi sono molteplici. Nell’ultimo anno l’istituto Goethe di Atene ha registrato un incremento d’iscrizioni del 70%, mentre Athens News ad ottobre riportava la notizia secondo cui un’agenzia di collocamento nord-irlandese ha addirittura proposto ai ragazzi greci “professioni” come la raccolta dei funghi. O ancora, il numero di curriculum inviati dalla Grecia a Eures, il portale del lavoro europeo, è raddoppiato nel 2011 rispetto al 1993, superando quota 15mila.

Fuga dei giovani significa anche fuga dei cervelli: già nel 2007, agli albori della crisi, il 12,2% dei laureati ellenici vivevano e lavoravano all’estero, ossia quasi un milione di persone. Per fare un paragone, il dato è il doppio di quello dei laureati spagnoli (altro Paese dall’altissima disoccupazione giovanile), mentre i francesi che emigrano all’estero alla ricerca di un impiego sono solo l’1,3%.

Questo dato, oltre che triste, potrebbe anche rivelarsi particolarmente dannoso per le strategie future del Paese: le élite di giovani qualificati sono infatti la futura classe alta, ovvero quelli che accedendo a uno stipendio elevato pagheranno (o avrebbero pagato) le tasse più consistenti, contribuendo perciò in maniera rilevante alle casse di Atene. Ma non solo: anche alla crescita, alla ricerca, e all’innovazione, senza le quali il futuro di un Paese non può definirsi esattamente roseo.

E magari finisce che qualcuno, per disperazione, ci rimette la vita. I dati, ripresi anche dal Wall Street Journal, sono terrificanti: dal 2009, in terra greca sono raddoppiati i suicidi, in un Paese storicamente restio a soluzioni del genere (non siamo in Giappone) e che dal 1990 al 2009 era risultato quello con più basso tasso di autolesionismo in Europa.

Klimaka, un’associazione caritativa, ha persino predisposto un numero telefonico d’urgenza per prevenire i suicidi: sempre secondo il Wsj, le chiamate sono decuplicate dall’inizio della crisi (100 al giorno contro 10). La fascia d’età più colpita? Gli uomini tra i 35 e i 60 anni.

La Grecia non è un Paese per giovani, e neanche per chi giovane non lo è più.

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