mercoledì 21 ottobre 2009

Russia e Serbia. Un alleanza cementata dagli affari e dall’ideale panslavo

Un legame saldo. Cementato dalla Storia. A Belgrado il 66 esimo anniversario della liberazione dal nazismo e dell’entrata in città dei partigiani titini appoggiati dall’Armata Rossa è stato ricordato con una cerimonia solenne.

Il partenariato strategico tra Russia e Serbia paesi fratelli uniti dal comune ceppo slavo ha tratto nuova linfa dagli sconvolgimenti degli anni 90. Mosca èstato il principale appoggio per Belgrado confrontata alle spinte secessioniste della provincia del Kosovo sfociate in guerra aperta nel 1998.

Il fallimento dei negoziati di Rambouillet tra serbi e albanofoni apri’ la strada ai bombardamenti Nato su Belgrado e sulle altre città della Serbia. Slobodan Milosevic, sfuggi’ all’ isolamento mantenendo aperto il canale diplomatico con il Cremlino. Boris Eltsin, allora presidente, ricevette più volte in quei mesi il suo alleato trasformato nel nemico numero uno dai paesi occidentali.

Il 9 giugno 1999 le forze internazionali della Kfor si installano in Kosovo per un operazione coordinata di peacekeeping. Ma devono fare i conti con i russi che, 3 giorni dopo, in modo inatteso, si posizionano all’interno dell’aeroporto di Pristina.


E’ l’ultima prova di forza russa. La risoluzione 1244 delle Nazioni Unite fornisce alla Kfor una definitiva legittimazione. Anche i russi partecipano alla missione internazionale con piu di 3 mila uomini. Ibrahim Rugova viene eletto presidente della provincia, ma le tensioni che sfociano in ricorrenti scontri tra la minoranza serba e gli albanofoni piu estremisti riemergono in modo ricorrente soprattutto a Mitrovica.


Il futuro status del Kosovo è oggetto di aspri negoziati e di infuocate discussioni. Serbi e russi non vogliono sentir parlare di indipendenza. Chiedono il rispetto della sovranità territoriale.
La Storia pero’ va in direzione opposta. Nel febbraio del 2008 il Kosovo autoproclama l’indipendenza. 60 paesi tra cui gli Stati Uniti riconoscono il diritto degli albanofoni all’autodeterminazione. Tra questi ci sono 22 paesi membri dell’Unione Europea.
La Serbia pero’ non molla e decide di proseguire la sua battaglia sul terreno giuridico. Il prossimo dicembre sulla questione sarà chiamata a pronunciarsi la Corte internazionale di giustizia.

La Russia dal canto suo resta un alleato fondamentale. E un partner commerciale onnipresente. Il suo appoggio non è gratuito ma legato a doppio filo ad un dossier cruciale come quello energetico.
Il gasdotto South Stream fiore all’occhiello del Cremlino prima di arrivare in Europa occidentale dovrà attraversare la Serbia.
In ballo ci sono migliaia di possibili posti di lavoro, contratti legati ai diritti di passaggio e alla costruzione di infrastrutture.
Il futuro potrebbe riservare alla Serbia una metaformosi repentina. Da paese paria a imprescindibile snodo geostrategico.
Anello di congiunzione tra Russia e Unione Europea che a Belgrado in futuro potrebbe comunque aprire le porte.

fonte : http://it.euronews.net/2009/10/20/russia-e-serbia-un-alleanza-cementata-dagli-affari-e-dall-ideale-panslavo/

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