sabato 19 settembre 2009

Serbia e Bosnia? Un problema europeo

L'Europa deve agire, è ora che faccia la sua parte. Questo è il nodo cruciale della politica europea nei Balcani. Sono passati solo pochi mesi dall'annuncio di fine 2008, da parte di Javier Solana - l'Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Comune dell'Unione Europea e di Joe Biden - Vice Presidente americano, di un rilancio verso una nuova strategia politica per l'area balcanica, oltre ad un nuovo interessamento dell'Europa alla regione.

In realtà in questi cinque mesi qualche passo avanti è stato registrato, ma, i risvolti positivi parlano soprattutto serbo. I primi cambiamenti dovrebbero riguardare la possibilità dell'abrogazione nei confronti di Belgrado del regime dei visti Schengen. L'Ue ha infatti portato a termine, nell'ultima settimana di maggio, l'analisi dei requisiti posseduti dai Paesi dei Balcani occidentali per poter accedere all'abrogazione dell'attuale regime. Dalla successiva valutazione della Commissione europea è emersa la possibilità che la Serbia, con Macedonia e Montenegro, ottengano contemporaneamente a gennaio 2010 il «visa waiver». Secondo lo IES (Iniziativa Europea per la Stabilità), il punteggio emerso dalla valutazione mostrerebbe un adempimento, da parte serba, della maggioranza delle condizioni necessarie per ottenere l'ambita abolizione dei visti.

Che esistessero delle possibilità positive a riguardo è, inoltre, emerso dal fatto che paesi (vedi Olanda) storicamente contrari a tale eventualità, abbiano poi deciso di fare un passo indietro, rendendo in questo modo possibile anche lo scongelamento dell'Accordo di Stabilizzazione ed Associazione. La nota che però rivela un cambiamento della percezione serba in Europa è costituita dalla dichiarazione d'intenti siglata da Francia e Serbia, riguardante la sottoscrizione, in un tempo breve, di un Accordo sulla partnership strategica, il quale implichi il sostegno francese al percorso di integrazione Ue del Paese balcanico.

Il sostegno francese è, inoltre, fondamentale per controbilanciare sia la ritrosia ad un ulteriore allargamento da parte di Berlino sia la rigidità delle posizioni di Belgio ed Olanda. Dalle stesse parole dell'Ambasciatore francese a Belgrado, Jean-Francois Terral, emerge la volontà di sottoscrivere al più presto l'Accordo che, come dichiarato al quotidiano serbo Politica, «rifletterà i tre pilastri base dei rapporti fra Serbia e Francia, cioè il sostegno francese al percorso Ue della Serbia, il rafforzamento dei rapporti economici e la promozione degli scambi culturali fra i due Paesi». La nuova stagione serba viene, quindi, rafforzata dalla rinnovata cooperazione con il Tribunale Internazionale dell'Aja. Gli Usa, con le parole del Deputy Assistant del Segretario di Stato Usa, Steward Jones, «saranno disposti a fornire ogni tipo di assistenza nelle indagini sui latitanti ancora a piede libero».

Le novità che emergono da parte serba, inoltre, riguarderebbero anche una vecchia questione politico-militare che da tempo divide l'opinione pubblica serba, ossia una possibile adesione della Serbia alla Nato. L'Italia in tutto questo non può di certo restare a guardare soprattutto per il grande rilievo che la Serbia riveste come partner commerciale. L'Ambasciatore d'Italia a Belgrado ha, infatti, dichiarato che il nostro Paese sosterrà con determinazione l'ingresso della Serbia e dei Balcani nell'Ue «in quanto - come poco sopra ricordato - si tratta di un percorso nell'interesse non solo della Regione, ma anche dell'Italia stessa».

Per quanto riguarda la Bosnia, invece, il percorso di avvicinamento all'Ue incontra ancora notevoli ostacoli da superare. I problemi di fondo rimangono pressoché gli stessi; le distinzioni etniche dividono la politica bosniaca. La cooperazione tra gli stessi partiti è molto rara, come rara è stata l'attuazione delle riforme necessarie al paese. Probabilmente l'impegno europeo nel risolvere la situazione non è stato sufficiente. Molto spesso non si è tenuto conto delle specificità interne, soggiacendo all'opportunistica idea che il solo appoggio dell'Europa sarebbe bastato a far cambiar rotta al Paese. In realtà le divisioni interne incidono ancora troppo sui destini della regione e forse ancor di più incidono le precarie condizioni economiche. Si evidenzia la necessità di un mix di riforme istituzionali accompagnate da misure di sostegno economico che riescano a migliorare le condizioni della popolazione ed a frenare le periodiche rivendicazioni indipendentistiche della Repubblica Srpska (dove su un milione e quattrocento mila abitanti, un milione è di etnia serba). È necessario che l'Europa si concentri, come sta avvenendo per la Serbia, sull'intero dossier balcanico evitando, così, di compiere gli errori del passato. In fin dei conti «i Balcani restano un problema europeo».

fonte http://www.ragionpolitica.it/cms/index.php/200906101434/balcani/serbia-e-bosnia-un-problema-europeo.html

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